Sunday, December 16, 2007

Troppi galli nel pollaio

Quasi uno show la partecipazione dell’on. Mastella a “Otto e mezzo”, giovedì scorso. L’ineffabile parlamentare campano, decisamente concitato, lo sguardo dardeggiante, la parlantina sciolta, ha offerto uno spettacolino divertente, suscitando spesso l’ilarità degli astanti e riuscendo ad accattivarsene la simpatia. Due meriti si devono riconoscere al Clemente: non ha peli sulla lingua ed è sfacciatamente sincero, contrariamente a tanti suoi colleghi che, per esprimere la propria contrarietà nei confronti di una legge elettorale che li danneggerebbe, sproloquiano di diritti/doveri di rappresentanza o di altre altruistiche istanze. Il Clemente no. Papale papale, lui denuncia complotti ai suoi danni, tesi ad eliminarlo dalla scena politica: “Mi vogliono fottere”. Quindi imposta la sua perorazione – “Clemente pro domo sua” – sulla linea della legittima difesa, usando i toni esasperati ormai in voga nel teatrino della politica, che si avvia a diventare un Grand-Guignol. Tanta vis polemica, tanta passione oratoria affascina e distrae dal vero problema sul tappeto: il pullulare, sulla scena politica, di partitini e partitucci che, con il loro inusitato potere ricattatorio, sono in grado di bloccare gli ingranaggi del già di per sé piuttosto disastrato meccanismo legislativo, per non parlare del fatto che più un partito è piccolo, e ‘territoriale’, più vi pesa la quota clientelare del suo elettorato. Queste male piante saranno difficili da estirpare, perché le loro tenacissime radici affondano in un terreno reso fertile da diversi concimi: l’ambizione personale di “leader” più o meno improvvisati che aspirano, ciascuno, ad essere il numero 1, sia pure alla testa di 4 gatti; la tendenza caratteriale degli italiani a distinguersi sull’onda di una litigiosità congenita (chiunque abbia partecipato a una “normale” assemblea di condominio avrà potuto constatare che, su N presenti, le proposte e le opinioni, sostenute con rabbia, sono almeno N+1, perché c’è almeno un condomino che si contraddice, esprimendo pareri discordanti); la troppa facilità con cui, in Italia, si può fondare un partito, ricavandone vantaggi a non finire (in Italia paga non soltanto il delitto, data la certezza dell’impunità, ma anche la politica, e questa paga troppo, sia in termini economici sia in termini di privilegi di casta).

            C’è chi spera che, per ovviare a questa malsana situazione, basti un sistema elettorale che, a forza di sbarramenti, riduca il numero dei piccoli partiti. Ora, a parte il fatto che difficilmente otterremo un sistema elettorale efficace in tal senso (perché, a forza di compromessi, avremo il solito pasticcio all’italiana, un marchingegno più o meno cervellotico “che tiene conto di…”), anche nel caso che ci venga dato un sistema elettorale decente, l’Italia malata necessita di una cura ben più radicale: bisogna far sì che l’attività politica non sia più così lucrosa, non sia più un albero della cuccagna dispensatore di ogni ben di Dio. Ma è verisimile che i nostri politici e politicanti attuali siano disposti, per il bene del paese, a darsi la zappa sui piedi, a rinunciare ai loro incredibili privilegi? Non loro, certamente, non l’attuale Casta. Dovrebbero farsi avanti dei “probi viri”, degli onestuomini, dei Cincinnati, che, rinunciando temporanemente, per il bene della patria, alle proprie attività private, si dessero alla politica per risanarla, e poi tornassero a coltivare i propri campicelli. Ma in giro di gente del genere non se ne vede.

Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

Posted by Catone at 06:57:52 | Permalink | No Comments »