L'ottavo punto
Come al solito, mentre i politicanti di lungo corso indugiano, temporeggiano, dicono per non dire, tacciono per non compromettersi, Berlusconi spiazza tutti, dimostrando di avere i riflessi più pronti degli altri. La campagna elettorale non è ancora ufficialmente iniziata e già il Cavaliere ci serve su un piatto d’argento un programma di governo essenziale, centrato su urgenti, effettive priorità, articolato in sette punti: 1. Taglio delle tasse; 2. Tutela della privacy; 3. Emergenza criminalità; 4. Aiuti alle famiglie; 5. Rilancio delle infrastrutture; 6. Riforma della giustizia; 7. Scuola e Università. A proposito di “ciò che vogliono gli italiani” – refrain di gran moda nelle sviolinate demagogiche di questi tempi –, a questo convincente programma manca un ottavo punto: 8. Moralizzazione della vita pubblica. La questione morale, da decenni sbandierata come urgente (il concetto di urgenza è molto dilatato – lo constatiamo anche in questi giorni di consultazioni ed esplorazioni – dalle lungaggini bibliche della politica nostrana), non è mai stata tradotta in termini programmatici precisi e tanto meno affrontata dal legislatore. Inserirla in un programma di governo può rivelarsi un’atout vincente, specie se presentata in termini laici, pragmatici, non moralistici, associando il risanamento morale al risanamento economico, cui è obbiettivamente legato.
Gli echi suscitati dal libro “La Casta” rimbalzano sui cumuli di immondizie sparsi per la Campania e vengono riflessi dalle notizie quotidiane di corruzioni, concussioni, ruberie e clientelismi. L’antipolitica si alimenta di malumori più che giustificati, ma mal indirizzati: è il caso di togliere a capipopolo improvvisati l’iniziativa della moralizzazione. L’ottavo punto dovrebbe articolarsi lungo due direttive principali miranti, rispettivamente, da un lato, a bonificare la classe politica, riducendone i privilegi indebiti e le opportunità di arricchimento, dall’altro, come premessa alle necessarie privatizzazioni e liberalizzazioni, a tagliare i ponti che uniscono, in un intreccio perverso, la politica, onnipervasiva, tentacolare, agli altri centri di gestione della cosa pubblica.
Moralizzazione della vita pubblica e riduzione ai minimi termini dello Stato vanno di pari passo, anzi coincidono: perseguirle significherebbe prendere due piccioni con una fava. Di offrire questa “fava” agli elettori dovrebbero incaricarsi le componenti genuinamente liberali del centrodestra, prendendo l’iniziativa di stilare un programma specifico che coniughi le due esigenze. Più onestà pubblica significa, indirettamente, più meritocrazia, più senso di responsabilità e più libertà individuale. Non si può imporre l’onestà per legge, ma si possono ridurre, per legge, le occasioni che fanno l’uomo ladro.
Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

