Tuesday, January 29, 2008

L'ottavo punto

Come al solito, mentre i politicanti di lungo corso indugiano, temporeggiano, dicono per non dire, tacciono per non compromettersi, Berlusconi spiazza tutti, dimostrando di avere i riflessi più pronti degli altri. La campagna elettorale non è ancora ufficialmente iniziata e già il Cavaliere ci serve su un piatto d’argento un programma di governo essenziale, centrato su urgenti, effettive priorità, articolato in sette punti: 1. Taglio delle tasse; 2. Tutela della privacy; 3. Emergenza criminalità; 4. Aiuti alle famiglie; 5. Rilancio delle infrastrutture; 6. Riforma della giustizia; 7. Scuola e Università. A proposito di “ciò che vogliono gli italiani” – refrain di gran moda nelle sviolinate demagogiche di questi tempi –, a questo convincente programma manca un ottavo punto: 8. Moralizzazione della vita pubblica. La questione morale, da decenni sbandierata come urgente (il concetto di urgenza è molto dilatato – lo constatiamo anche in questi giorni di consultazioni ed esplorazioni – dalle lungaggini bibliche della politica nostrana), non è mai stata tradotta in termini programmatici precisi e tanto meno affrontata dal legislatore. Inserirla in un programma di governo può rivelarsi un’atout vincente, specie se presentata in termini laici, pragmatici, non moralistici, associando il risanamento morale al risanamento economico, cui è obbiettivamente legato.

            Gli echi suscitati dal libro “La Casta” rimbalzano sui cumuli di immondizie sparsi per la Campania e vengono riflessi dalle notizie quotidiane di corruzioni, concussioni, ruberie e clientelismi. L’antipolitica si alimenta di malumori più che giustificati, ma mal indirizzati: è il caso di togliere a capipopolo improvvisati l’iniziativa della moralizzazione. L’ottavo punto dovrebbe articolarsi lungo due direttive principali miranti, rispettivamente, da un lato, a bonificare la classe politica, riducendone i privilegi indebiti e le opportunità di arricchimento, dall’altro, come premessa alle necessarie privatizzazioni e liberalizzazioni, a tagliare i ponti che uniscono, in un intreccio perverso, la politica, onnipervasiva, tentacolare, agli altri centri di gestione della cosa pubblica.

            Moralizzazione della vita pubblica e riduzione ai minimi termini dello Stato vanno di pari passo, anzi coincidono: perseguirle significherebbe prendere due piccioni con una fava. Di offrire questa “fava” agli elettori dovrebbero incaricarsi le componenti genuinamente liberali del centrodestra, prendendo l’iniziativa di stilare un programma specifico che coniughi le due esigenze. Più onestà pubblica significa, indirettamente, più meritocrazia, più senso di responsabilità e più libertà individuale. Non si può imporre l’onestà per legge, ma si possono ridurre, per legge, le occasioni che fanno l’uomo ladro.

            Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

Posted by Catone at 17:17:33 | Permanent Link | Comments (0) |

Priorità

La governabilià, lo dicono tutti perché è ovvio, è garantita da una maggioranza solida e omogenea, in grado di prendere decisioni anche impopolari. Sul primo punto non c’è niente da aggiungere: è una questione numerica. Sul secondo, vale la pena di svolgere qualche considerazione, perché non tutti, parlando di omogeneità, intendono la stessa cosa. In Italia si riscontrano tre tipi di omogeneità politica: l’omogeneità ideologica, l’omogeneità “contro” e l’omogeneità programmatica. L’omogeneità ideologica si fonda sulla distinzione, anacronistica, fra destra e sinistra o su quella, rilevante soltanto in ambiti molto ristretti, fra cattolici e laici. L’omogeneità “contro”, legata al fenomeno dell’antiberlusconismo, si basa sull’assunzione di un nemico comune, da combattere comunque, a priori, senza se e senza ma. L’omogeneità programmatica, la più seria e produttiva, è una cosa relativa: dipende dal programma che si intende realizzare e questo, a sua volta, dipende dalle priorità che si individuano. L’omogeneità ideologica, o basata su generici “valori” di riferimento comuni, non regge alla prova dei fatti: ne ha fatto le spese il centrodestra, bloccato nella sua azione di governo dai veti incrociati. L’omogeneità “contro” (un’omogeneità tanto superficiale da risultare del tutto apparente), basata sull’antiberlusconismo più ottuso,  ha dato addirittura frutti avvelenati, trascinando il paese sull’orlo del baratro. L’unica omogeneità ragionevolmente perseguibile è quella programmatica, che, come detto, dipende dalle priorità riconosciute. Oggi come oggi, la politica italiana è nel caos. In tanto bailamme, si intravedono due diverse priorità – le elezioni e le riforme – sostenute da due partiti trasversali: il partito delle elezioni subito (con la legge elettorale in vigore) e il partito delle riforme subito (seguite a breve termine dalle elezioni). La soluzione migliore, forse, sarebbe indire le elezioni fra quattro o cinque mesi e, nel frattempo, con un’azione di forza, un vero blitz, dei partiti maggiori, varare una nuova legge elettorale e le poche riforme essenziali per favorire la governablità, la riduzione dei partitini, l’omogeneità programmatica delle compagini di governo. Ma ci vuole coraggio, determinazione e onestà intellettuale.

            Riforma elettorale ed elezioni sono priorità ‘preliminari’: alle porte urgono priorità ben più impegnative, che dovranno informare il programma elettorale del governo prossimo venturo. Allora il problema dell’omogeneità della compagine governativa assumerà un’importanza cruciale. L’Italia ha bisogno di una decisa politica liberale e liberista, per il rilancio della sua economia, per un drastico ridimensionamento del ruolo dello Stato, per il varo di un’etica della responsabilità individuale. Armate più o meno brancaleonesche formate da liberali, pseudoliberali, statalisti e criptostatalisti, per quanto numericamente consistenti, non riusciranno a cavare un ragno dal buco e l’Italia continuerà a tirare avanti alla meno peggio, se non a sprofondare ulteriormente. È perciò essenziale che Berlusconi (tanto per non fare nomi) faccia bene i suoi conti, prima di associarsi ad alleati politicamente poco ‘omogenei’. Errare è umano, perseverare è peggio che diabolico: è prodiano.

            Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

Posted by Catone at 11:13:45 | Permanent Link | Comments (0) |