Martedì, Ottobre 16, 2007

Sostiene Sartori

Nel suo editoriale di oggi sul Corriere della sera, Giovanni Sartori sostiene:

“Senza dubbi di sorta (nel capo) il vice di Veltroni, Dario Franceschini, ribadisce che il nuovo sistema elettorale non deve tornare alle “mani libere” di quando le maggioranze si formavano dopo il voto, e che all’elettore non deve essere tolta la “maggiore libertà” di scegliere le coalizioni di governo e il candidato premier. Davvero maggiore libertà? Oppure intollerabile sopraffazione?

            Quel che so è che nel vituperato passato ho sempre votato e cambiato voto senza problemi, mentre di recente non sapevo per chi votare. Mettiamo, per illustrare, che io mi senta di sinistra. Le sinistre sono tante. Ma invece io mi trovo al cospetto di un indigesto polpettone, di un pacchetto preconfezionato de omnibus rebus et quibsdam aliis, che per metà include proposte che disapprovo. Per esempio, io approvo la pensione a 60 e più anni, la legge Biagi, la priorità di ridurre il debito pubblico; e per di più non mi piace Prodi. Eppure il polpettone mi impone di approvare quel che non voglio; dopodiché mi sento raccontare, ultima beffa, che il povero Prodi fa per me quel che io gli ho chiesto di fare. Ma quando mai? Il programma di governo dell’Ulivo è stato negoziato e parcellizzato tra le oligarchie di partito, e in quella confezione il demos non c’entra per niente. E il sottoscritto ancora meno. E, mutatis mutandis, lo stesso vale se io mi sentissi di destra. […]

            È intelligente o stupido tenersi per 5 anni una coalizione paralizzata? Per noi è intelligente; ma per il resto del mondo (e anche per me) è stupido. È intelligente o stupido godersi per 5 anni un capo del governo che non sa governare? Per noi è intelligente; per il resto del mondo (e anche per me) è stupido.

            Un ultimo punto. Per salvare un bipolarismo rigido e sbagliato (quello che ci occorre si salva benissimo da solo) noi abbiamo imboccato la china delle coalizioni “massime”: tutti dentro, cani e gatti (più la repubblica di Ceppalonia). Il che contraddice la teoria delle coalizioni, che invece raccomanda coalizioni minimum winning e cioè “minime”, il meno estese possibile. E questo perché la dottrina sa da gran tempo che tanto più si allarga e tanto più una coalizione sarà eterogenea e bloccata da conflitti interni. La dottrina sì, ma Prodi no”.

            Sottoscrivo, non avrei potuto dir meglio, anzi meglio (più succintamente) l’ho detto: v. sotto, “Patchworks, puzzles”. Quello che, a mio modesto avviso, ci vorrebbe, nell’emergenza attuale, è una semplicissima legge elettorale transitoria, puramente proporzionale, con sbarramento al 7%. Pochi partiti supererebbero lo sbarramento e potrebbero accordarsi su una legge elettorale definitiva (o tenersi quella provvisoria, se i risultati, in termini di governabilità, non fossero troppo malvagi).

            Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

Posted by Catone at 17:42:05 | Permanent Link | Comments (0) |
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