Martedì, Novembre 13, 2007

Il "bizzarrum"

La temperatura del dibattito sui sistemi elettorali sta salendo, i toni stanno diventando incandescenti. Geronimo (Cirino Pomicino), sul Giornale, spezza una lancia a favore del sistema proporzionale. Gli risponde, disgustato, Massimo Teodori, antiproporzionalista, cui fa eco Daniele Capezzone. Veltroni caldeggia un sistema “misto” tedesco-spagnolo; Fini e Casini non chiudono all’ipotesi “tedesca”, ma escludono tassativamente l’ircocervo proposto dal leader del PD. Berlusconi, che ha fretta di andare a votare, ci andrebbe anche col sistema attuale, la “porcata”. I partiti più corposi invocano lo sfoltimento della giungla partitica; i partitini sono in fibrillazione, temendo ogni sistema che li metta fuori gioco. Tutti, o quasi, paventano il referendum. Ognuno, comprensibilmente, cerca di confezionarsi una legge elettorale su misura, adducendo, più o meno in buona fede, argomentazioni pro e contro i diversi sistemi. I proporzionalisti accreditano al sistema proporzionale una più fedele rappresentatività e imputano al sistema maggioritario la formazione di compagini eterogenee, raccogliticce, messe insieme al solo scopo di fare numero, con la conseguente formazione di governi paralizzati da veti interni, ovvero costretti a tirare avanti fra sterili (se non peggio) compromessi. I maggioritaristi accreditano al sistema maggioritario una maggiore democraticità, in quanto gli elettori, con questo sistema, potrebbero scegliere da chi farsi governare (maggioranza e premier), e imputano al sistema proporzionale l’incapacità di preservare l’alternanza. Questa accusa non sembra molto fondata: la mancata alternanza, nel lungo periodo della dominazione democristiana, è dipesa dalla presenza di un forte partito comunista (il più potente dell’Occidente), onde molti elettori, “turandosi il naso”, alla Montanelli, finivano per votare DC, pur vergognandosene e senza ammetterlo pubblicamente. Con la caduta del muro di Berlino e, in Italia, con Tangentopoli, il panorama politico italiano ha subito uno sconvolgimento epocale: è sceso in campo il Cavaliere, che, col suo partito, creato in quattro e quattr’otto, ha fatto a pezzi la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto. Da allora, in effetti, si sono alternate, al potere, formazioni di centrodestra e di centrosinistra, ma non per merito del sistema maggioritario (d’altronde il sistema proporzionale in vigore in molti paesi non impedisce l’alternanza), bensì per il fatto che, venuto meno lo spauracchio rappresentato dal PCI, gli italiani, non più divisi fra Don Camilli e Pepponi, hanno dimostrato una maggiore, più sana, elasticità nel voto.

            Ma torniamo ai sistemi elettorali. Senza voler rubare il mestiere al professor Sartori, mi permetto di suggerire il sistema “ideale”, quello che unirebbe i vantaggi del proporzionale a quelli del maggioritario, escludendone gli svantaggi. Va da sé che la mia proposta è semiseria e piuttosto provocatoria. Il sistema in questione, chiamiamolo il “bizzarrum”, è un sistema a doppio turno misto, ma non misto “in parallelo” (cioè con una quota maggioritaria e una quota proporzionale), bensì misto “in serie”. Si andrebbe a votare una prima volta con un sistema proporzionale puro (con sbarramento al 5%): ogni partito farebbe corsa a sé. Dopo un mese, i partiti sopravvissuti al primo turno elettorale, si ripresenterebbero agli elettori, ma aggregati, e il sistema di voto sarebbe un maggioritario puro. In questo modo, la prima tornata elettorale permetterebbe ai partiti maggiori di valutare la propria consistenza, anche ai fini delle alleanze future, e farebbe sparire i partiti minori; la seconda porterebbe alla formazione di una maggioranza e di un premier scelti dagli elettori. Mi si potrebbe obiettare che un sistema del genere comporterebbe una campagna elettorale estenuante, troppo lunga, e con elementi di contraddittorietà: in vista del turno proporzionale, anche i futuri alleati cercherebbero di farsi le scarpe vicendevolmente. Ma non è, esattamente, quello che accade già? Non ci troviamo, forse, in una perenne campagna elettorale, con comparsate-spot dei vari politici in televisione, con manifestazioni di stampo elettoralistico, con provvedimenti governativi adottati al solo scopo di ingraziarsi più o meno estese fasce di elettori? E, all’interno dei due poli, non scorrono veleni, non si tramano congiure, non si cerca di pugnalare gli alleati alle spalle?

Il “bizzarrum” potrebbe essere adottato una tantum, in vista di una normalizzazione del panorama partitico italiano.

            Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

Posted by Catone at 11:28:02 | Permanent Link | Comments (0) |
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