Giovedì, Novembre 15, 2007

L'Italia dei doppioni

In Italia i liberali autentici scarseggiano, mentre abbondano i sed-lib (sedicenti liberali), che si autodefiniscono mediante audaci ossimori: cattolici-liberali, socialisti-liberali, ecc. Persino il nostro attuale ministro degli Esteri, Massimo d’Ulema, si definì liberale, non troppo tempo fa. Il liberalismo viene tirato per la giacchetta, da destra e da sinistra, e usato come specchietto per le allodole, anche se le allodole non sembrano esserne particolarmente attratte: gli italiani amano lo Stato invadente, paternalista, assistenzialista, erogatore di un welfare insostenibile, quale provvida mammella senza fondo; non apprezzano la meritocrazia, sedotti da un egualitarismo ottusamente livellatore; tendono ad aggregarsi in corporazioni o caste più o meno impenetrabili e, per converso, non amano la società aperta, il libero mercato, la libera concorrenza, la libera iniziativa. Ma tant’è: il liberalismo-liberismo è di gran moda, almeno in teoria. Sul Corriere di martedì 13 novembre, Pietro Ichino, commutando i termini della tesi secondo cui la sinistra ha bisogno del liberalismo, espressa da Alesina e Giavazzi, nel loro recente libro “Il liberismo è di sinistra”, sostiene che il liberalismo ha bisogno della sinistra. “Come può il liberalismo affermarsi oggi se non è la sinistra a farsene portatrice?”, si chiede l’illustre studioso (una posizione del genere, ma ispirata a puro pragmatismo, fu espressa tempo fa da Montanelli, convinto che soltanto la sinistra avrebbe potuto attuare politiche di liberalizzazione, in quanto, rispetto alla destra, avrebbe incontrato una minore resistenza da parte dei sindacati). Sempre a sinistra, Dini e i suoi quattro accoliti si fregiano del titolo di “liberaldemocratici”. Da destra una buona notizia: Daniele Capezzone, un liberale autentico, è stato invitato a partecipare ai prossimi incontri dell’Officina, la sede in cui Forza Italia e gli alleati della Casa delle Libertà definiscono temi, obiettivi e programmi politico-culturali. (Detto per inciso, non sarebbe male se i liberali che militano nel centrodestra – Capezzone e i suoi, i Riformatori Liberali di Della Vedova e Taradash e altri liberali più o meno sparsi – si unissero in un’unica formazione). Insomma, il liberalismo-liberismo sta conquistando posizioni sia a destra sia a sinistra, e questo è senz’altro un bene, perché una “contaminazione” liberale non può che giovare a qualunque schieramento, contrapponendosi alle componenti stataliste presenti nei due poli. Ma questa tendenza mette in luce una curiosa particolarità della politica italiana: la formazione di doppioni speculari. In una democrazia occidentale normale (e l’Italia non lo è), esiste un partito di ispirazione socialdemocrsatica e uno di ispirazione liberaldemocratica (più piccole forze di contorno) e gli elettori hanno una visione chiara delle opzioni politiche che vengono loro offerte. In Italia, invece, ci sono liberali di destra e liberali di sinistra, socialisti di destra e socialisti di sinistra, cattolici di destra e cattolici di sinistra: doppioni speculari, appunto. La recente comparsa di “Rifondazione fascista” (pardon: “La Destra”) ha completato il quadro: mancava, a destra, un partito dichiaratamente ultrastatalista, ultradirigista, antisemita. E gli elettori, quelli normali, non sapranno più che pesci prendere: soltanto le contrapposte tifoserie ideologiche, ispirate a campanilismo politico, composte da coloro che considerano “destra” e “sinistra” blasoni cui essere fedeli ‘a prescindere’, continueranno a votare, alla cieca, come hanno sempre fatto.

Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

Posted by Catone at 08:41:12 | Permanent Link | Comments (0) |
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