Snellire
Vi sono due sottospecie di liberali: i radicali e i moderati. I primi del liberalismo abbracciano i princìpi, cui si attengono con rigore e intransigenza. I secondi del liberalismo sposano il pragmatismo, che applicano con elasticità, in un’ottica di problem solving, attenti alle necessità concrete e immediate. I primi perseguono un’utopia. I secondi perseguono il possibile. I primi sono sempre stati un’élite, un’élite avanzatissima, portatrice di ideali cui tendere “asintoticamente”. I secondi hanno sempre proposto soluzioni realistiche e, ovviamente, liberali, per singoli, specifici problemi. Gli uni e gli altri sono rimasti a lungo inascoltati, finché non è scoppiata la moda del liberalismo e allora è incominciata l’appropriazione, se non vogliamo dire il saccheggio, dei princìpi e delle proposte liberali da parte di forze di destra e di sinistra, ben poco liberali nelle rispettive ideologie e tradizioni. Ai veri liberali le etichette di destra e di sinistra stanno strette; alcuni si collocano nell’area di centrodestra, altri in quella di centrosinistra, altri ancora hanno trasmigrato dall’una all’altra alla ricerca di un habitat più ricettivo: il passaggio di Pannella & co. dall’area di centrodestra a quella di centrosinistra e il più recente di Capezzone dall’area di centrosinistra a quella di centrodestra non sono stati dettati da opportunismo di bassa lega, ma dalla speranza di trovare, nell’area di destinazione, forze più sensibili alle istanze liberali. D’altro canto, i liberali autentici, in quanto antistatalisti e individualisti, non sono né di destra né di sinistra: in Italia, procedendo dal centro alle due periferie politiche contrapposte, gli statalisti crescono e diminuiscono quanti prepongono i diritti (e le libertà) individuali a presunti diritti collettivi. In forza dell’antistatalismo e dell’individualismo, che condividono, i liberali delle due sottospecie dovrebbero riunirsi, far fronte comune, e invece non solo restano dispersi nel panorama politico italiano, ma, più o meno aspramente, polemizzano fra loro, combattendosi come i capponi di Renzo di manzoniana memoria. Male, così non va. Messe da parte le discordanze, smussate le asperità che li dividono, liberali radicali e liberali moderati dovrebbero riunirsi sulla base di un minimo comune denominatore, un programma politico condiviso, chiaro, incisivo e semplice da comunicare. Ne propongo uno riassumibile in un’unica parola: “Snellire”. In quest’Italia che soffre di ipertrofia delle istituzioni, di gigantismo degli sperperi, di bulimia fiscale ce ne sarebbero tante di cose da snellire. Qui ne elenco alcune, ma chi più ne ha più ne metta. Dunque, snellire:
1) Lo Stato (nel senso di diminuirne l’ingerenza nella vita privata dei cittadini).
2) La burocrazia.
3) Le spese della politica.
4) La giungla fiscale e l’imposizione fiscale (meno tasse e meno pesanti).
5) L’iter legislativo (addio al bicameralismo perfetto).
6) Il numero dei parlamentari e dei ministri.
7) Il processo decisionale (più poteri al premier e meno concertazione).
8) Il corpus iuris, l’obeso ‘corpaccione’ delle migliaia e migliaia di leggi.
Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

