Mercoledì, Novembre 28, 2007

Finale di partita

C’è qualcosa di nuovo, oggi, in Berlusconi, anzi di antico. Dopo il coup de théâtre con cui ha annunciato la nascita del Partito delle libertà e con cui, contestualmente, si è tolto una miriade di sassolini dalla scarpa, sembra placato, come se, liberatosi della tensione cui per anni lo avevano sottoposto gli alleati (“Dagli amici mi guardi Iddio…”), costringendolo a mille improduttivi compromessi, si sentisse, finalmente, in pace con sé stesso. Ospite di Ferrata a “Otto e mezzo”, qualche giorno fa, dava proprio questa impressione. Esplicitamente ha detto, in sintesi: “Ho finalmente dato vita alla creatura che da tempo avevo in gestazione ovvero ho trasformato la “crisalide” Forza Italia nella “farfalla” Partito delle libertà. Questo nuovo partito è aperto a tutti gli spiriti liberali che vi vorranno aderire. Non avrà una struttura verticistica, ma “basistica”, ovvero decisa dalla base (e qui ha fatto l’esempio della piramide capovolta): sarà la base a deciderne i quadri”. Ma fra le righe è sembrato che dicesse: “Questo è il mio regalo: fatene l’uso migliore”. Posso sbagliarmi, ma, secondo me, il Cavaliere si è definitivamente scocciato del “teatrino della politica” e si accinge a fare un (mezzo) passo indietro, rinunciando a candidarsi come futuro premier, in cambio di una carica onorifica da padre nobile (Presidente del nascente Partito delle libertà), con una mossa a sorpresa che darà scacco matto agli avversari. Ha già “sacrificato” due alfieri: Fini e Casini. “Sacrificando” sé stesso, porterà lo scompiglio tra le file nemiche, ovvero, come dicono quelli, vi farà “scoppiare le contraddizioni”. Finora, il collante che ha tenuto malamente unite le forze sinistre è stato l’antiberlusconismo, una reazione viscerale, alimentata, prima ancora che da presupposti ideologici, da pulsioni astiose. L’arma brandita a corrente alternata contro il Cavaliere, ovvero sospesa come una spada di Damocle sul suo capo: il conflitto di interessi. Se Berlusconi passa il testimone, rinunciando a ripresentarsi come candidato premier, spunta l’arma agli avversari e ne scioglie il sodalizio. Quando si decise a scendere il campo, lo fece a malincuore (aveva di meglio da fare) e non prima di aver rivolto un appello alle forze moderate perché si coalizzassero contro la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto. Sconvolte dalla bufera tangentopolitana, le forze moderate, disperse, frastornate, non furono in grado di rispondere all’appello e Berlusconi scese in campo. Oggi, mutatis mutandis, la situazione è caotica e fluida come allora. Berlusconi fonda e vara un nuovo partito, riporta in auge il liberalismo, soffocato, negli anni scorsi, dai continui compromessi con gli alleati, e si smarca da tutti. Gli avversari che, usando come ariete la legge in gestazione sul riassetto del sistema televisivo, si preparano a sfondare la porta dietro cui credono troneggi il Cavaliere, si troveranno la porta improvvisamente spalancata e del Cavaliere nessuna traccia: non potranno evitare un rovinoso ruzzolone. Fantapolitica? Forse. Ma Carlo Panella, non l’ultimo arrivato, la pensa come me (v. il suo blog).

Posted by Catone at 07:00:05 | Permanent Link | Comments (0) |
Commenti
Write a comment