Mercoledì, Dicembre 12, 2007

Scusatemi se insisto

Fiocchi rosa e fiocchi azzurri nel mondo della politica: ogni giorno nasce e viene tenuto a battesimo un nuovo partito (gli ultimi sono “La Sinistra l’Arcobaleno” e “Rifondazione socialista”; annunciato “Alleanza Italia”). Partiti che si fondano, partiti che si rifondano, partiti che si fondono, e scaldano i motori in vista della più o meno prossima corsa elettorale. I liberali non partecipano a questo rigoglio di iniziative fondanti/fondenti. Fanno bene o fanno male? Per me, fanno male: dovrebbero riunirsi in un nuovo partito. In ogni caso, se ne può discutere. I motivi per cui auspico la nascita di un partito di tutti i liberali sono tanti. In primo luogo, si tratta di acquisire visibilità, e non per cedere alle lusinghe della ribalta o per conquistarsi un posticino al sole: la visibilità, in politica, si traduce in consenso elettorale; il consenso elettorale si traduce in forza contrattuale; la forza contrattuale si traduce nella possibilità di realizzare i propri programmi. Inoltre, un partito liberale dall’identità precisamente definita costituirebbe l’ala sinistra dello schieramento di centrodestra, ovvero del contenitore fondato da Berlusconi, il Pdl, e potrebbe attrarre, in quanto forza di confine con lo schieramento opposto, gli elettori delusi da quello schieramento e gli indecisi. Esistono poi ragioni ideali che suggeriscono la creazione di un tale partito: la difesa di quei princìpi che accomunano tutti i veri liberali e che soltanto i liberali sostengono senza ambiguità e con decisione. La recente votazione sul “pacchetto sicurezza” ha visto il centrodestra compatto nel bocciare una norma che avrebbe reintrodotto surrettiziamente il reato di opinione. Ma soltanto i veri liberali (primo fra tutti Benedetto Della Vedova) hanno doverosamente precisato, per evitare equivoci, che, salva restando la difesa del diritto di parola, altrettanto netto deve ribadirsi il rifiuto di ogni discriminazione, nella fattispecie della discriminazione omofobica. Ebbene, una tale affermazione di principio va proclamata coram populo e in nome di un partito, e non sussurrata inter nos, a titolo personale, per contrastare le voci ben più rumorose che si levano dalle numerose sacche di omofobia presenti nel centrodestra. Ancora: il centrodestra, in genere, come, del resto, buona parte del centrosinistra, è molto sensibile alle istanze cattoliche, per non dire ai dettati vaticani. Forza Italia e il neonato Pdl non sono partiti liberali, ma cattolico-liberali. Si sente, quindi, il bisogno di una voce laica e non schierata a sinistra che si faccia sentire sia in vista della realizzazione di programmi politici autenticamente liberali, sia in difesa di quella cultura laica che non è affatto portatrice di scientismo, di materialismo, di cinismo, ma di princìpi ad alto tenore etico. Quindi un partito liberale ci vuole e deve essere un partito molto combattivo, per opporsi alle derive stataliste e confessionali di destra e di sinistra. E non voglio credere che un partito del genere, se adeguatamente ‘lanciato’, non sarebbe in grado di superare la soglia di sbarramento prossima ventura, di cui si parla nei sistemi elettorali in gestazione (altrimenti, povera Italia).

Ceterum censeo Italiam esse mutandam.

Posted by Catone at 09:53:26 | Permanent Link | Comments (0) |
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